Pensare di fare rivoluzioni cambiando i governi è da ritardati. Perché anche se li cambi, e anche se, per un colpo di fortuna, fossero anche animati dalle migliori intenzioni, comunque opererebbero con le medesime modalità e i medesimi strumenti di un sistema ormai alla frutta. L’unica vera rivoluzione possibile è quella interiore. E non la si fa gridando slogan da pagliacci ma lavorando su se stessi e cambiando i processi che ci fanno agire e che ci sono stati inculcati fin dalla nascita allo scopo di renderci bravi e innocui cittadini. Certo è più difficile che girare per una piazza urlando come scimmie senza risolvere un cacchio ma dicendosi da soli quanto si è buoni, bravi e belli.
Le rivoluzioni servono dunque solo a cambiare chi gestisce il potere non le modalità di quest’ultimo. L’unica vera rivoluzione sensata è quella interiore di ognuno. Ma chi è troppo mediocre per farla punta sempre all’esterno, nella speranza (quasi sempre vana) che il suo nuovo padrone sia più magnanimo del precedente