Sull’inutilità delle rivoluzioni parte seconda

“Facciamo le mobilitazioni! Facciamo la rivoluzione!”. In questi giorni (ma anche prima) lo si sente dire in continuazione. E io penso che siamo ancora lì, prigionieri del materialismo storico hegelo/marxista che ci è stato inculcato fin nella culla. Ma la realtà prescinde dai sistemi filosofici e ideologici. E se la storia ci ha insegnato qualcosa è che le rivoluzioni e le mobilitazioni, anche quando sono oneste, servono unicamente a cambiare chi detiene il potere e le forme con cui lo detiene, non le modalità di esercizio dello stesso. Servono a riequilibrare non a cambiare. L’unica vera rivoluzione che cambierebbe qualcosa è quella interiore, di ognuno di noi. Ed è la più difficile, perché comporta il guardare i nostri di abissi invece di lamentarsi per quelli degli altri

Sull’inutilità delle rivoluzioni

Pensare di fare rivoluzioni cambiando i governi è da ritardati. Perché anche se li cambi, e anche se, per un colpo di fortuna, fossero anche animati dalle migliori intenzioni, comunque opererebbero con le medesime modalità e i medesimi strumenti di un sistema ormai alla frutta. L’unica vera rivoluzione possibile è quella interiore. E non la si fa gridando slogan da pagliacci ma lavorando su se stessi e cambiando i processi che ci fanno agire e che ci sono stati inculcati fin dalla nascita allo scopo di renderci bravi e innocui cittadini. Certo è più difficile che girare per una piazza urlando come scimmie senza risolvere un cacchio ma dicendosi da soli quanto si è buoni, bravi e belli.

Le rivoluzioni servono dunque solo a cambiare chi gestisce il potere non le modalità di quest’ultimo. L’unica vera rivoluzione sensata è quella interiore di ognuno. Ma chi è troppo mediocre per farla punta sempre all’esterno, nella speranza (quasi sempre vana) che il suo nuovo padrone sia più magnanimo del precedente

Sulle scemenze woke

Personalmente credo di aver condotto un’esistenza a favore della tolleranza e dell’integrazione che il 95% di coloro che promuovono le cagate woke si sognano. E sono convinto che il valore della libertà (anche sessuale, ovviamente tra adulti consenzienti) sia il più importante. Ma nel contesto dell’ideologia con quell’acronimo cacofonico siamo su un altro campo. Costoro mirano a una cosa ben diversa dalla tolleranza. Mirano a modificare i cervelli e le percezioni delle persone, a partire dal linguaggio, destrutturandolo anche grammaticalmente, cambiando i testi dei libri (vi ricordano qualcuno?) per arrivare poi a follie tipo far gareggiare gli uomini in competizioni riservate alle donne e, cosa più grave di tutte, a distruggere la psiche di persone in età pre-puberale. L’obiettivo è distruggere nella popolazione qualsiasi appiglio identitario per rendere tutti fluidi, intercambiabili, malleabili, manipolabili. Insomma esattamente il contrario del riconoscimento della dignità di ogni identità. Un progetto che, personalmente, osteggerò sempre con tutte le mie forze

La neolingua: perché non ce la possiamo fare…

Un post oggi mi ha fatto riflettere nuovamente sulla neolingua con cui ci stanno riprogrammando. Il post in questione riguardava quella enorme vaccata della schwa, che solo chi vive la sua esistenza nella totale inconsapevolezza dei processi che sovrintendono agli eventi (oppure è ignorante come una capra) può considerare positiva. Mi è però poi venuta in mente una mail che ricevetti qualche tempo fa sul lavoro. Eccone il testo:

UNA COSA IMPORTANTE: IL TAG “NEWS CLIP” FUNZIONA SOLO SE I VIDEO DA BRID VENGONO EMBEDDATI CON IL NUOVO SISTEMA.  NON FUNZIONA SE INVECE SI INCORPORA IL VIDEO EMBEDDANDO IL CODICE NELLA PARTE HTML COME FACEVAMO UNA VOLTA

Capite adesso perché siamo fottuti?

Libere Menti Valchiavenna: relazione del presidente all’assemblea ordinaria 2025

Buonasera a tutti e grazie per essere intervenuti. Siamo alla terza assemblea ordinaria della nostra associazione, al termine di un’annata un po’ meno ricca di incontri della precedente, ma comunque di grande livello. Abbiamo iniziato con il dottor Luca Speciani a Verceia che ha approfondito tematiche riguardanti l’alimentazione e poi abbiamo proseguito con un nome tanto inseguito, quello di Giorgio Bianchi, che ha intrattenuto un folto pubblico per circa tre ore su temi relativi alla geopolitica mondiale. Due pezzi da Novanta che non credo molte altre associazioni siano state in grado di portare in Valchiavenna. E ovviamente non sono stati i soli, ricordiamo infatti Matteo Gracis, Silver Nervuti, il cognato di Julian Assange in collegamento web, negli anni passati. Penso che dopo tre anni ci si possa considerare una realtà solida, autorevole e capace, anche se ovviamente ci sarà sempre chi cercherà di denigrarci perché l’approfondimento è sempre nemico della comodità, pratica e intellettuale, e dello status quo. Per la prossima annata siamo già al lavoro. Abbiamo allo studio una serata relativa al tema della giustizia e un’altra su sport e doping, due temi che non abbiamo ancora affrontato. Sono particolarmente orgoglioso dell’eterogeneità dei temi che siamo riusciti a toccare in questi tre anni. Era un obiettivo che ci eravamo posti, per non risultare troppo pesanti e monotematici (anche se in alcuni frangenti sarebbe il caso di diventarlo, vista la superficialità dell’analisi degli eventi contemporanei caratteristica della maggior parte delle persone). Esserci riusciti è particolarmente soddisfacente. Cercheremo di continuare così.

Dal punto di vista della vita dell’associazione è stato un anno certamente un po’ complicato, in primis per il sottoscritto che si è defilato per qualche mese per risolvere alcune problematiche personali e che è stato tollerato grazie alla pazienza e comprensione dei miei compagni del direttivo, che non posso che abbracciare per questo. In ogni caso conciliare il lavoro per l’associazione con tutti gli altri mille impegni e problemi che ci propone la vita quotidiana non è facilissimo e anche per questo le serate che abbiamo organizzato si sono un po’ diradate. Non un male in assoluto quest’ultimo, meglio la qualità della quantità. Oggi ci salutano, anche per i motivi che ho citato sopra, due figure chiave del nostro direttivo, vale a dire Roberto e Stefania, senza i quali (e senza il loro impegno e la loro umanità) questo gruppo non sarebbe nemmeno potuto nascere. Ovviamente li ringraziamo, anche se il dispiacere per il fatto che ci lascino dal punto di vista operativo è grande. Sono convinto che comunque continueranno a sostenerci come semplici soci, anche perché l’affetto e l’amicizia che ci lega sono completamente intatti. Grazie di tutto ragazzi, vi vogliamo bene. Per prendere il loro posto si sono fatti avanti i nostri soci Mattia e Rossella. Se qualcun altro vuole fare quest’esperienza può tranquillamente candidarsi anche stasera e metteremo il tutto ai voti. Naturalmente non posso non ringraziare anche gli altri membri del direttivo. In primis Barbara, che prenderà il posto di Roberto come responsabile finanziario (ovviamente se l’assemblea dei soci non avrà nulla in contrario), grazie alla cui tenacia siamo riusciti a portare Giorgio Bianchi in Valchiavenna, e poi anche Davide, Tecla e Milva, che fin dall’inizio si sono imbarcati in questa bellissima avventura che, al di là degli appuntamenti organizzati, ha creato un legame profondo tra noi. Scusatemi se insisto anche quest’anno su un simile aspetto ma credo davvero che abbia del miracoloso trovare un gruppo di persone così diverse tra loro che riescono a collaborare per creare maggiore consapevolezza generale. Non credo di poter essere smentito quando dico che in tanti dovrebbero imparare da noi.

La consapevolezza, dicevo, personalmente è sempre stata l’aspetto che mi è più interessato quando abbiamo fondato questa associazione. Voi sapete tutti quanto io sia famoso (e detestato) per le mie incursioni e litigi su Facebook. Al di là dell’aspetto goliardico che le caratterizza esse hanno anche lo scopo di fornire una prospettiva differente, per fare in modo che più persone possibili comprendano che non sono importanti tanto le cose che si fanno, quanto i processi (o motivi) per cui le si fanno. Un metodo che è esattamente l’opposto di quello della propaganda (le cui modalità sono state perfettamente tratteggiate anche da Bianchi durante la serata alla Società Operaia) che mira a infantilizzare quante più persone possibili facendole agire all’interno di una polarizzazione precostituita, in cui si riconoscono un po’ come fanno i tifosi di calcio per la loro squadra del cuore. E facendo loro vedere la superficie evitano che vadano in profondità. E se qualcuno gli indica una via diversa viene immediatamente additato come nella caverna di Platone colui che era uscito dalla caverna stessa. Negli ultimi giorni soprattutto mi è capitato di discutere di questo con alcuni soggetti “de sinistra” (ma avrebbero potuto anche tranquillamente essere “de destra”, i processi sono identici anche se variano i contenuti), incontrando appunto muri, resistenze, insulti, anatemi. Mi è venuto in mente un brano dello spettacolo teatrale di Giorgio Gaber, “Dialogo tra un impegnato e un so”, in cui il protagonista (il “non so”) discute proprio con uno di costoro sul senso delle mobilitazioni di tipo ideologico, dopo una canzone sulla retorica dell’operaio, che ne segnalava l’inutilità al fine di migliorare realmente la situazione umana Ve lo riporto:

Voce fuori campo:] Canzone discutibile, comunque ti sei salvato nel finale!
[G:] Bravo, siamo sempre d’accordo… è la parte della canzone che mi piace meno!
[Voce fuori campo:] Certo perché tu li conosci così dal di fuori… ci sei mai stato in una fabbrica?
[G:] Veramente no. Ma che ci vado a fare io in una fabbrica? Per te è un’altra cosa, è una maniera di realizzarti, forse l’unica, la più giusta per te, ma per me…
[Voce fuori campo:] Eh già, tu te ne stai a casa coi tuoi sentimenti, coi tuoi dolori, ti realizzi con quelli, magari ti ci crogioli dentro, te li tieni come una malattia.
[G:] Ma di che dolori parli? Non ho mica detto che mi fa male un piede! Io, certo, parto da dei fatti personali… che poi sono anche di altri… per arrivare alla politica attraverso di me, sennò sarei astratto. Ma tu dico, tu, perché fai la rivoluzione?
[Voce fuori campo:] Come perché? Perché… perché ci sono un sacco di ingiustizie, perché c’è gente che sta male, che muore di fame, perché gli operai non devono essere sfruttati, non devono essere trattati come schiavi, non devono soffrire più…
[G:] Bravo Gesù!
[Voce fuori campo:] Cosa c’entra Gesù?
[G:] Sembri Gesù.
[Voce fuori campo:] Voglio rovesciare le strutture, voglio liberare il lavoro, perché sono un rivoluzionario, io.
[G:] No, sei il solito testacchione che per sfogare le sue libidini gioca a fare il rivoluzionario… finto!
[Voce fuori campo:] Sei tu il rivoluzionario finto!
[G:] No! Io sono rivoluzionario.
[Voce fuori campo:] No, io sono un rivoluzionario!
[G:] No io, mi dispiace, io sono un rivoluzionario.

[La libertà – finale]
‘SIRENA’

[Voce fuori campo:] La polizia! La polizia!

G: No, no, no calma! Non arriva la polizia. Cosa ci viene a fare qui la polizia? È un effetto, un effetto registrato. Quali sono i casi in cui viene la polizia? Non questi. La nostra libertà di parola è la misura della loro potenza… no, voglio dire che ti lasciano il tuo spazio libero quello… quello che chiamano libertà, ma con questo spazio tu non hai nessuna partecipazione o meglio nessuna incidenza, nel senso che non hai nessuna possibilità di sovvertire o modificare qualcosa. In poche parole non si riesce mai a dar fastidio a nessuno!

Ecco io credo che, finché non si prende atto che con gli strumenti che il potere ci dà in mano non si possa realmente ottenere alcunché di positivo (il potere non è mica scemo, mica ti aiuta a sovvertirlo) non si potrà davvero essere liberi. Solo la consapevolezza personale (condivisa naturalmente) può farlo ed è quello che principalmente Libere Menti cerca di fare. Mi si è detto che, siccome non vado a votare non faccio nulla per la società e rinuncio all’azione politica. Io la vedo al contrario: è chi mi accusa di questo che si limita a pensare che votare sia aver fatto il proprio dovere e per questo di essersi sgravati la coscienza avendo ricevuto la patente di bravo cittadino e appartenente alle forze del bene (attenzione: non sto dicendo di non andare a votare in senso assoluto, anche se io non mi sognerei di farlo perché il gioco è truccato, sto dicendo che non può essere l’unica azione politica da intraprendere e nemmeno la più sensata ed efficace). Non ci siamo ritirati sull’Aventino, anzi ci siamo rimboccati le maniche per fare un’azione politica e culturale vera e che ha, appunto, a che fare con la consapevolezza nostra personale e, se possibile, quella altrui. Continueremo a farlo con le nostre peculiarità e i nostri limiti, senza ricette preconfezionate e senza l’illusione di chissà quali magnifiche e progressive sorti. Io credo che ci sia bisogno di gruppi che agiscono così. Grazie a tutti, ho terminato.

L’inutilità del voto (altrimenti detta coazione a ripetere)

Leggo appelli al voto basati sul concetto che potrebbe essere l’ultima occasione di ripristinare i diritti dei lavoratori. Sì sì fino alla prossima “ultima occasione” in cui vi arrampicherete sui vetri per credere disperatamente che il fatto di mettersi in fila servilmente, seguendo le regole democratiche, vi faccia contare qualcosa. Si chiama coazione a ripetere. Capisco che si faccia fatica a staccarsi da questa convinzione inculcataci da generazioni di propaganda, ma, se si vuole evolvere per davvero, prima o poi si deve farlo. L’alternativa è rimanere complici del sistema che si critica a vita

Com’è stato possibile?

Una persona che conosco scrive su Facebook che bisogna censurare dei manifesti che esprimono opinioni politiche diverse dalle sue. Io le faccio notare che la censura, anche se di un’opinione che ci disgusta, è un atto degno di un regime dittatoriale (a meno che Diderot, Voltaire e centinaia di altri non abbiano parlato invano). Lei cancella i miei commenti e mi scrive in privato di “non prendermela che comunque mi vuole bene”. Un esempio emblematico del livello di inconsapevolezza della nostra società e la spiegazione di come facilmente possano attecchire tirannia e privazione di libertà. Se vi chiedete ancora “come è stato possibile che ci fossero nazismo e fascismo?’, una risposta potete trovarla in episodi come questi, con protagoniste persone comuni che nessuno direbbe mai che possano far male a una mosca…

Cari sedicenti antifascisti…

Cari sedicenti antifascisti, capisco che cerchiate di resistere con ogni mezzo al fallimento dei vostri investimenti esistenziali, ma resta il fatto che siete dei falliti ipocriti incapaci di essere coerenti con gli ideali che pomposamente e retoricamente dichiarate. Un minimo di autocritica e autoanalisi vi gioverebbe, anche perché avete fanaticamente sostenuto dei provvedimenti fascisti nel recente passato (e continuate a farlo visto il tifo che fate per l’Eureich e le sue iniziative antiumane e guerrafondaie) ma naturalmente non potete rischiare e quindi chiunque non appartenga alle  “forze del bene” come voi, deve essere per forza pazzo. Mica è possibile che vi siate sbagliati o non siate all’altezza di ciò che dichiarate…

A proposito del 25 aprile

Siamo ancora una volta arrivati al 25 aprile, ovvero quella giornata in cui una manica di ipocriti invasati si getteranno in piazza per dire peste e corna di chi 80-90 anni or sono ha appoggiato e sostenuto esattamente le stesse cose che hanno appoggiato e sostenuto loro negli ultimi 4-5 anni. Tra i più confusi fra gli invasati che oggi ci inonderanno di pomposa retorica va certamente annoverata l’Anpi. Un’associazione che dovrebbe rappresentare un baluardo di valori antifascisti, negli ultimi anni è sembrata dimenticare i suoi principi fondanti. Non solo non ha detto una parola contro i provvedimenti fasciosanitari ma ne è stata fanatica sostenitrice. E nemmeno risulta un moto di opposizione anche contro l’Eureich. Uno dei tradimenti rispetto alle proprie premesse più macroscopici degli ultimi tempi, senza nessun pentimento o minimo ripensamento. Forse avrebbero dovuto essere un po’ più chiari nell’enunciare i loro fondamenti ideologici e dirci prima che il loro antifascismo riguarda soltanto chi si fa chiamare fascista, non chi di fatto lo è o lo fa….

“La storia insegna che quando i popoli barattano la propria libertà in cambio di promesse di ordine e di tutela, gli avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva”. E’, lo so sembra incredibile, un passaggio dell’intervento del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel suo intervento a Vittorio Veneto nel 2019. Parole completamente condivisibili. Peccato che poi sia lui che i suoi fan se ne siano completamente dimenticati…