I migliori dischi del 2020

Quest’anno è un po’ più difficile fare il consueto post di classifica dei migliori dischi, non fosse altro per il fatto che di dischi ne ho comprati un po’ di meno e quindi sicuramente mi sono perso qualcosa. Mi cimento lo stesso, nonostante la premessa di cui sopra

LA TOP TEN

1 – DELL’ODIO E DELL’INNOCENZA – PAOLO BENVEGNU’

Benvegnù si conferma il numero uno con piste di distanza fra i cantautori rock italiani. Un disco assolutamente privo di difetti che abbina l’accessibilità all’assenza di banalità da un punto di vista melodico e musicale a dei testi anche più centrati e significanti del solito. Un piacere per le orecchie.

2- BLESS YOUR HEART – THE ALLMAN BETTS BAND

Premessa: è probabilmente uno dei dischi più paraculi che abbia sentito ma si tratta, in questo caso, almeno a mio parere, di una paraculaggine in cui la furbizia passa in secondo piano rispetto al sentimento e alla convinzione. La banda dei figli, dunque, confeziona un disco che non sfigurerebbe nella discografia di quella dei padri, tra jam fulminanti e voci da antologia (quella di Allman è sempre più bella e quella di Betts, pur non essendo eccezionale, somiglia sempre più a quella del papà).

3- \ / – CAMEL DRIVER

Un disco e una band che ho scoperto per puro caso da un post su Facebook. Si tratta di un trio tedesco che già andrebbe applaudito per avere il coraggio di produrre, nel 2020, un album interamente strumentale con formazione chitarra/basso/batteria. E che album: un misto di hard e prog rock (con una spruzzata di sonorità orientali) che non perde mai di pathos nemmeno per un secondo. Ve lo straconsiglio. Bellissima anche la copertina.

4- THE ALL IS ONE – MOTORPSYCHO

Disco che conclude una trilogia iniziata con lo straordinario The Tower e proseguita poi con il bolso e deludente The Crucible. Qui siamo in una via di mezzo (ma più vicini a Tower). Il solito bellissimo mattonazzo motorpsychiano (con anche una suite in 5 parti lunga più di 40 minuti) che riduce al minimo il manierismo e che conduce in un lunghissimo trip. Segnalo il ritorno di Reine Fiske su alcune tracce, per il semplice fatto che lo adoro.

5 – MI SPECCHIO E RIFLETTO – SILVIA TAROZZI

L’Italia musicale non è solo X Factor. C’è anche chi, come questa cantante/polistrumentista (ma conosciuta soprattutto come violinista) riesce a produrre un’opera di livello eccelso, mettendo insieme suggestioni che vanno dalla classica al pop, alla pura sperimentazione (con testi meravigliosi ispirati alle poesie della Merini). Ne è uscito un lavoro certo non per tutti ma che dimostra come la ricerca, la sperimentazione e l’onestà artistica siano ancora di casa nel nostro Paese

6- McCARTNEY III – PAUL McCARTNEY

Dopo il piacevole Egypt Station di due anni fa il leggendario ex Beatle sceglie di cambiare registro e passa da un disco iperprodotto a uno realizzato, cantato e suonato completamente da solo. Il risultato è strabiliante, considerata anche l’età e il fatto che (per citare l’amico mau di tollo) già da 50 anni avrebbe potuto tranquillamente sedersi in poltrona sicuro di essere una leggenda.

7- SA NAER SA NAER – OLE PAUS

Non conoscevo il cantautore norvegese ma, approfondendo, ho scoperto che trattasi di una sorta di De André di quel Paese. A lui si sono aggiunti i Motorpsycho e Reine Fiske, conferendo alle sue composizioni la loro caratteristica impronta. I testi sono in norvegese quindi non ci ho capito un cacchio ma la voce di Paus è davvero piacevolmente profonda e cavernosa.

8 – Y – MOTUS LAEVUS

Torniamo in Italia con un disco che riesce a fondere mirabilmente folk mediterraneo e jazz arrivando a un risultato che mi ha ricordato molto le sonorità di quella meravigliosa band che erano gli Indaco. Dategli una chance e vi conquisterà.

9- PATCHOULI BLUE – BOHREN & DER CLUB OF GORE

Un grande ritorno di questa band tedesca che propone, come sempre, una sorta di jazz/ambient rilassante e patinato, ma contemporaneamente denso di emozioni. In questa occasione hanno anche rispolverato, in alcuni brani, la chitarra, pur essendo diventati un trio. In ogni caso non sbagliano mai un colpo.

10 – STILL – COLIN BASS & DANIEL BIRO

Come sempre al numero 10 metto una scelta di cuore, facendogli forse scalare 2/3 posizioni. Adoro da sempre il pop prog di Colin Bass che, in questo caso, si evolve più spesso in sonorità ambient grazie anche all’impulso del tastierista ungherese Daniel Biro. Ad ogni modo le melodie sono da lacrime e la voce di Colin sempre bellissima.

GLI ALTRI

Segnalo, in ordine di mia personale classifica, un altro pugno di dischi che meritano di essere ascoltati

VIVE- ANNIE BARBAZZA

ALL THOUGHTS FLY – ANNA VON HAUSSWOLFF

NON-SECURE CONNECTION – BRUCE HORNSBY

LET THEM SAY – NOTTURNO CONCERTANTE

THE MAGIC STAG – DJABE & STEVE HACKETT

LATE NIGHT LAMENTS – TIM BOWNESS

FROM THIS PLACE – PAT METHENY

CLOCKDUST – RUSTIN MAN

LA MACCHIA MONGOLICA – MASSIMO ZAMBONI

THE RED PLANET – RICK WAKEMAN

VESTIGIA TERRENT – ANNA JARVINEN

SECRETS & LIES – JAKKO JAKSZYK

LOVE IS – STEVE HOWE

I DISCHI DAL VIVO

E’ stato un anno in cui sono usciti molti bellissimi dischi dal vivo. Ne segnalo una decina in ordine di classifica, tutti realmente splendidi

1- TRIANON 2020 LES 50 ANS – ANGE

2- LIVE AT ROYAL ALBERT HALL – CAMEL

3- LIVE IN JAPAN – AREA OPEN PROJECT

4- SELLING ENGLAND BY THE POUND & SPECTRAL MORNINGS LIVE AT HAMMERSMITH – STEVE HACKETT

5- LIVE AT THE BAKED POTATO – SOFT MACHINE

6- LIVE AT THE ROUNDHOUSE – NICK MASON’S SAUCERFUL OF SECRETS

7- LIVE IN AMSTERDAM – BOMBINO

8- OFFICIAL BOOTLEG – BALLETTO DI BRONZO

9- DUNGEN LIVE – DUNGEN

10- UNPLUGGED LIVE – ERIS PLUVIA

LE DELUSIONI

CITY BURIALS – KATATONIA

Il precedente era stato forse il loro migliore, questo decisamente il peggiore. Prevedibile, bolso, pallosissimo. Va leggermente meglio va con il live in studio uscito verso fine anno, che comunque è inferiore ai dieci che ho citato

EL DORADO – MARCUS KING

Un talento che con la sua band aveva prodotto un paio di dischi mirabili e che, invece, nella produzione di questo disco è stato reso innocuo e patinato. Davvero una brutta cosa

PER GLI AMICI SPRINGSTEENIANI

LETTER TO YOU – BRUCE SPRINGSTEEN

Dopo l’osceno Western Stars (un disco degno di un pensionato da casa di riposo) questo si ascolta volentieri. Certo è la quintessenza della prevedibilità e del manierismo ma potrebbe essere una buona occasione per tornare in tour con la band. Un 6- di stima…

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