I migliori dischi del 2019

Eccomi al consueto giochino del bilancio musicale del 2019. Ho idea che quest’anno sarà più controversa del solito la mia classifica. Quindi aspetto le consuete reazioni e anche gli immancabili insulti…

LA TOP 10

1) IN CAUDA VENENUM (SWEDISH VERSION) – OPETH

Lo so sono un fan, ma ciò che è innegabile è che gli Opeth sappiano sempre reinventarsi o aggiungere qualcosa di nuovo e inaspettato ad ogni disco. Questa volta è il cantato in svedese. Ad ogni modo Akerfeldt prosegue con la sua politica oltranzista e a fare esattamente ciò che gli pare, in barba ai desiderata dei fan più ottusi. Sta funzionando. E brani come De Narmast Sorjande o Ingen Sanning Ar Allas meritano di entrare nel novero dei migliori mai scritti dalla band. E anche quando si torna su territori già esploratissimi, comunque lo si fa con una freschezza e un’autorevolezza sconosciuti al 99% delle band (vedasi Minnets Yta, cioé come scrivere una ballad nel 2019 senza risultare scontati o melensi). Non siamo al livello di capolavorissimi come Heritage, Pale Communion o Damnation ma ci siamo vicinissimi. Apprezzabili anche i consueti omaggi ai grandi del passato nei titoli (quello del disco chiaro tributo all’oscura prog band italiana degli Jacula) o nelle sonorità (l’intro è pura magia alla Popol Vuh)

Brano migliore: De Narmast Sorjande Peggiore: Charlatan

2) THIS WILD WILLING – GLEN HANSARD

Il cantautore irlandese è sempre una sicurezza su livelli medio-alti. In questo caso ha però superato se stesso, con un disco intenso, complesso, raffinatissimo che rappresenta un’evoluzione che, in questi termini e dimensioni, era forse inaspettata. Ogni canzone ha una sua storia e complessità che merita di essere apprezzata con calma e ripetuti ascolti e i punti deboli sono rarissimi. Uno di quei dischi il cui ascolto rappresenta un’esperienza. Apprezzabili anche le contaminazioni presenti un po’ in tutti i brani.

Brano migliore: Fool’s Game Peggiore: I’ll Be You Be Me

3) WHO – THE WHO

E’ famosa la frase che Keith Moon disse durante le session di Who Are You (ultimo disco da lui registrato con la band): “Sono ancora il miglior batterista del mondo nello stile di Keith Moon”. E un po’ si può dire lo stesso di Pete Townshend: vale a dire che è il miglior compositore del mondo di canzoni nello stile di Pete Townshend. E le canzoni di Townshend, oltre a essere splendide, sono sicuramente riconoscibili come sue immediatamente, ma, contemporaneamente, mai banali o ripetitive e sicuramente fresche e attuali. Il che è miracoloso, soprattutto, per chi è alle soglie della pensione. Daltrey, come al solito, si limita a metterci la sua voce e la sua interpretazione, ma lo fa magistralmente. Purtroppo sarà, probabilmente, il loro ultimo disco. Ed è questa l’unica nota negativa.

Brano migliore: Don’t Wanna Get Wise Peggiore: Got Nothing To Prove

4) FEAR INOCULUM – TOOL

Un grande ritorno, al netto dell’incomprensibile scelta di distribuire il disco con un packaging che si suppone innovativo, ma che invece è una trappola per gonzi. Rispetto al passato c’è meno leadership da parte di Maynard James Keenan (ed è un bene). L’opera è abbastanza mastodontica e piacevolmente oscura e la sezione ritmica è assolutamente in stato di grazia. Aspetteremo, per comprarlo, che esca un’edizione per noi umani.

Brano migliore: Pneuma Peggiore: Litanie contre la Peur

5) IN AMAZONIA – ISILDURS BANE & PETER HAMMILL

Un disco che ha il limite di essere stato composto su commissione, ma la grandezza dei personaggi coinvolti minimizza il problema. I complessissimi tessuti sonori composti da Mats Johansson ed eseguiti dall’ensemble svedese (ma con membri anche italiani e giapponesi) sono una garanzia di assoluta qualità e la voce di Hammill vi si inserisce alla perfezione. Un disco non facile, naturalmente, ma senza dubbio straordinario

Brano migliore: Before You Know It Peggiore: This Bird Has Flown

6) YEARS TO BURN – CALEXICO & IRON &WINE

Un’altra collaborazione, la seconda tra i Calexico e Sam Beam. Inspiegabilmente questo disco non ha ricevuto molte recensioni positive, mentre invece fin dal primo brano, What Heaven’s Left, si veleggia su livelli altissimi con la freschezza quasi cantautorale di Beam che rivitalizza anche una band che negli ultimi lavori aveva dato qualche segno di stanchezza.

Brano migliore: Years To Burn Peggiore: Outside El Paso

7) DRIFT CODE – RUSTIN MAN

Nell’anno della morte di Mark Hollis, il suo vecchio compagno ai Talk Talk, il bassista Paul Webb (nome d’arte Rustin Man) torna dopo tantissimo tempo con un disco (in cui il collaboratore principale è Lee Harris, il batterista sempre dei Talk Talk) raffinatissimo, curatissimo e in cui svela anche un’espressività vocale davvero notevole (in alcuni tratti quasi alla Robert Wyatt). Più che su sonorità Talk Talk qui si viaggia su binari canterburiani (alla John Greaves o Peter Blegvad per intenderci). Insomma l’eredità di una delle band più importanti di sempre non è persa del tutto.

Brano migliore: Our Tomorrows Peggiore: Judgement Train

8) ZEITGEIST – FRANK WYATT & FRIENDS

Un progetto dalla gestazione lunghissima questo di uno dei leader degli Happy The Man che, nelle varie tracce, coinvolge anche i suoi compagni nella mitica band prog americana. Certo la musica non ha nulla di sorprendente o nuovo, e può davvero il disco essere catalogato come una nuova uscita proprio degli Happy The Man; ma è anche vero che nessuno “suona” come gli Happy The Man. Un piacere per le orecchie.

Brano migliore: Fred’s Song Peggiore: Twelve Jumps

9) ARRIVAL – FIRE! ORCHESTRA

Un meraviglioso insieme di melodia e caos. Un disco oscuro che vede un’ardita contaminazione tra le sonorità più disparate che vanno dal jazz (free), al kraut passando per la musica etnica, favorita dall’allargamento dell’organico fino a 14 elementi con la sezione d’archi a dominare il tutto. Bellissime anche le parti cantate.

Brano migliore: Blue Crystal Fire Peggiore: Dressed In Smoke, Blown Away

10) DOWN TO THE RIVER – THE ALLMAN BETTS BAND

Generalmente di progetti come questi si può solo parlare male. Invece i figli di Gregg Allman (Devon) e Dickey Betts (Duane), ma nella band c’è anche quello di Berry Oakley (Berry jr), oltre a essere musicisti bravissimi e preparatissimi, hanno un feeling assolutamente da vendere (per una volta il DNA non è un’opinione). Il disco non ha alcunché di originale, se si vuole è quanto di più prevedibile ci possa essere. Eppure riesce a suonare fresco, coinvolgente ed emozionante.

Brano migliore: Long Gone Peggiore: Down to the River

DA 11 A 30

11) SUMMARISK SUITE – PANZERPAPPA

12) AMADJAR – TINARIWEN

13) SIGNS – TEDESCHI TRUCKS BAND

14) TRANSIBERIANA – BANCO DEL MUTUO SOCCORSO

15) IN/OUT – FABIO ZUFFANTI

16) ABSINTHE – DOMINIC MILLER

17) THE DEVIL IS BACK – CLAUDIO SIMONETTI’S GOBLIN

18) 12 LITTLE SPELLS – ESPERANZA SPALDING

19) RISE TWAIN – RISE TWAIN

20) ROSALIE CUNNINGHAM – ROSALIE CUNNINGHAM

21) FLOWERS AT THE SCENE – TIM BOWNESS

22) BANDA BELZONI – BANDA BELZONI

23) SUL CONFINE – ALIANTE

24) IMMIGRANCE – SNARKY PUPPY

25) FORMA MENTIS – UMBERTO MARIA GIARDINI

26) TAJS – OFFICINA F.LLI SERAVALLE

27) AIR CARAVAN – MINIMUM VITAL

28) STRINGS OF LIGHT – ANTHONY PHILLIPS

29) AFRICA SPEAKS – SANTANA

30) FIELD OF VIEW – KIT WATKINS

CHICCHE FUORI CLASSIFICA

ZESS – MAGMA

Non sta in classifica semplicemente perché è una composizione ormai nota da decenni (veniva eseguita dal vivo già negli anni Ottanta e personalmente la ricordo in una straordinaria performance nel 2002). Finalmente ha trovato posto in un disco in studio dopo diverse versioni live. In tutta onestà preferivo queste ultime a quella uscita su disco (l’arrangiamento con l’orchestra non mi ha fatto impazzire), ma si tratta comunque di una composizione enorme che non può mancare nella discografia di nessuno

LA PARTE MANCANTE – FRANCESCO DI GIACOMO

Questo non sta in classifica semplicemente perché disco postumo benché graditissimo. Abbiamo tutti amato il vocione di Di Giacomo che si dimostra, anche in questo caso, leggendario e insostituibile. Bellissimi anche i testi e appropriate le musiche. Ci mancherà sempre

XXV – FINISTERRE

Uno dei dischi che ho più amato quando ero un giovane prognerd e che continuo ad amare anche oggi, risuonato e (leggermente) riveduto in occasione dei 25 anni dalla pubblicazione. La qualità della registrazione originale non era eccelsa e quindi l’operazione è oltremodo gradita, riconsegnando in splendida forma uno dei capolavori del prog anni Novanta.

SEUL ENSEMBLE – CIRQUE ELOIZE & SERGE FIORI

Anche qui nessun inedito, ma la riproposizione di gran parte del repertorio dei magnifici Harmonium, meravigliosa band progressive canadese, con il leader Serge Fiori sugli scudi. Melodie celestiali, qualità eccelsa e arrangiamenti piacevolissimi, anche se se le versioni originali restano lontane e inarrivabili.

UNBURIED TREASURE – GENTLE GIANT

Il boxone dei sogni con tutto lo scibile sui Gentle Giant, qualche simpatica memorabilia e due bellissimi libri sulla storia della band. Certo costa tantissimo e diversi, fra i cd live inediti, sono di qualità non proprio eccelsa, ma basta solo quello a New Orleans del 1972 (con una versione leggendaria di Alucard) per diventare migliori come esseri umani. Il miglior regalo di Natale che potessi farmi.

LE DELUSIONI

MINA FOSSATI – MINA FOSSATI

Non è che sia brutto, ma da due personaggi di questo calibro ci si aspetterebbe molto di più. Due/tre brani sono comunque splendidi, ma ce ne sono troppi di trascurabili. Comunque da avere

LOVE YOU TO BITS – NO MAN

La partnership tra Tim Bowness e Steven Wilson non aveva, fino ad oggi, sbagliato un colpo. Tornare, dopo molti anni, a riportare in vita la gloriosa sigla con un disco scritto evidentemente a tavolino e scimmiottante senza slanci la loro produzione del passato (in particolare dei primi Porcupine Tree) non è stata una grande idea. Anche in questo caso non brutto, ma assolutamente trascurabile

THE CRUCIBLE – MOTORPSYCHO

Nella loro iperprolifica carriera avevano forse sbagliato un disco. Questo è il secondo. Scontato e prevedibile, riprende le sonorità dell’ottimo The Tower e dei precedenti, ma senza cuore e costrutto, come se lo avessero buttato fuori giusto perché dovevano e non perché se lo sentivano. Alla sufficienza ci arriva, ma dai Motorpsycho si pretende di più

I MIGLIORI LIVE

1) AUDIO DIARY – KING CRIMSON

2) BRING ON THE MUSIC – GOV’T MULE

3) PSYCHEDELIC BACKFIRE – ELEPHANT9

CONVENZIONE DI GINEVRA

WESTERN STARS – BRUCE SPRINGSTEEN

Ormai da molti anni ci aveva abituato a un’aurea mediocrità, con qualche lampo (sempre più raro) qua e là, ma qui siamo molto molto sotto. Un album pop melenso, inutile e pure appesantito da una fastidiosa sovrabbondanza di archi. Un paio di brani decenti verso la metà non riescono a risollevare un disco davvero indegno persino delle sue prove peggiori. Da casa di riposo…

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