I migliori dischi del 2018

La musica ha una rilevanza importante non solo nella mia vita ma dovrebbe averla in quella di tutti quanti. I primi articoli di questo mio nuovo blog li voglio dedicare proprio alla musica con le analisi che effettuo ogni fine anno sui dischi migliori usciti. In un momento di povertà musicale come quello attuale credo sia necessario segnalare chi ancora produce arte. Iniziamo dunque con il 2018

LA TOP TEN

1) IN TRANSIT – THE AMAZING

A parere di chi scrive i The Amazing sono la band migliore in assoluto tra quelle nate nel nuovo millennio. Con questo lavoro tornano alla dimensione più corale di “Picture You” (il precedente “Ambulance”, pur bellissimo, era forse leggermente troppo centrato sulla leadership del cantante e compositore principale Christoffer Gunrup) addirittura superandolo. Un disco senza alcun punto debole che, nonostante la lunga durata, scorre via liscio, dando l’impressione che questi ragazzi svedesi non abbiamo la smania di dimostrare alcunché, con una identità forte e riconoscibile al primo ascolto, ma senza davvero mai somigliare completamente a qualcun altro, una prerogativa solo dei più grandi. E poi ci sono le chitarre di Reine Fiske che riesce nella sua migliore specialità: giganteggiare dando quasi l’impressione di non esserci.

2) DEAD MAGIC – ANNA VON HAUSSWOLFF

Immaginate di trovarvi in una caverna. Dalle sue profondità (alla maniera di un racconto lovecraftiano) sentite una litania inquietante e, poco dopo, iniziate a precipitare nell’abisso che vi conduce verso di essa, salvo poi scoprire che quella caverna siete voi e la discesa è verso le profondità più indicibili e inquietanti del vostro essere. Questa mi pare la descrizione più esemplificativa del nuovo lavoro di questa straordinaria artista svedese. Un vero e proprio viaggio nei propri inferi interiori accompagnati dalla maestosità dell’organo a canne della chiesa danese in cui il disco è stato registrato, e dai vocalizzi (eicorda, tra le altre, Kate Bush, Diamanda Galas e Nico) e dai testi angoscianti e sconvolgenti dell’autrice.

3) 100 GHOSTS – PATRIZIO FARISELLI

Uno dei più grandi esponenti del panorama musicale italiano torna con un disco che si inserisce con autorità in una produzione già leggendaria. Si va da atmosfere più sincopate (come quelle della title track o di Der Golem) a brani più rilassati (su tutti il gigantesco “Aria”), tutto però all’interno di quell’approccio colto e intellettuale quale il tastierista degli Area ci ha da sempre abituati. I pezzi forti sono gli arrangiamenti di brani tradizionali scoperti con piglio, se così si può dire, da etnomusicologo e fatti diventare attuali e moderni. Un disco sicuramente non facile e non per tutti, ma chi vi rinuncia non sa che si perde.

4) DEAFMAN GLANCE – RYLEY WALKER

Ripetere il capolavoro assoluto di due anni fa non era semplice e probabilmente il cantautore americano (uno dei pochissimi, forse l’unico, a meritare la definizione di erede di mostri sacri come Tim Buckley, Bert Jansch o John Martyn) non ci riesce appieno. Tira però fuori un altro gioiello all’insegna della libertà compositiva e della tecnica sopraffina (sia vocale che strumentale) che lo contraddistinguono. E poi un brano come “Expired” metterebbe a tacere qualunque scettico.

5) HERE IF YOU LISTEN – DAVID CROSBY

Il mio ciccione baffuto preferito torna col terzo disco in quattro anni. Una prolificità mai vista che però non inficia la qualità (di scrivere canzoni brutte proprio non è capace). Per la verità, più che un disco di Crosby è un’opera a otto mani, visto che le canzoni sono scritte suonate e cantate anche da Michael League (leader degli Snarky Puppy) e dalle bravissime Becca Stevens e Michelle Willis. Il disco, somiglia, nelle sonorità a Lighthouse (anche quello nato dalla collaborazione assidua con League e le due ragazze) ed è assolutamente delizioso nella perfezione e originalità delle linee vocali e nella raffinatezza delle melodie.

6)TRADEN – TRADEN

Nome leggermente modificato per una band che porta con sé l’eredità dei Trad Gras Och Stenar, leggendario ensemble di rock psichedelico svedese. Dei (quasi) originali è rimasto solo il chitarrista Rikard Sjoholm e questo ha originato probabilmente l’accorciamento del nome. Nel gruppo, però, c’è il mio adorato Reine Fiske che contribuisce a creare un’opera che si inserisce sulla falsariga delle sonorità psichedeliche (a tratti possono ricordare i Floyd periodo More/Ummagumma) della band. Farlo nel 2018 senza annoiare è già un miracolo, producendo un disco dal così piacevole ascolto lo è ancora di più.

7) COME TOMORROW – DAVE MATTHEWS BAND

Torna la DMB per la prima volta su disco senza il violinista Floyd Tinsley, e questo, va detto, almeno al primo ascolto, spiazza un po’. Poi ci si mette lì e si vede che tutte le canzoni restano mediamente di un livello impensabile per la stragrande maggioranza di tutti gli altri e quindi non si può non apprezzare il tutto. L’unico difetto è che, manca probabilmente, il brano che “spacca” (forse giusto solo il primo può essere definito tale) ma averne di dischi così…

8) LIFE SEIZE – JOHN GREAVES

Un altro ritorno di un grande vecchio della scena canterburiana. Il disco è ciò che si aspetta da lui: il classico pop canterburiano un po’ sghembo e dandy che ha fatto scuola e prodotto anche delle pietre miliari. Se poi ci aggiungete che i brani sono, in alcuni casi, la resa in musica di testi di poesie di Verlaine, Joyce, Apollinaire o riarrangiamenti di brani di Robert Wyatt o del suo vecchio amico e sodale Peter Blegvad ecco che si hanno gli ingredienti per un disco in cui la classe cristalina sgorga da ogni solco. Bravissimi, ovviamente, anche i collaboratori con menzione speciale per la straordinaria voce di Annie Barbazza.

9) OUT OF SINC – DAVE SINCLAIR

A proposito di ritorni, eccone un altro: è quello del leggendario tastierista dei Caravan. Trasferitosi da tempo in Giappone ha, negli ultimi anni, prodotto opere di grande valore, e questa non fa eccezione. La ricetta è quella del pop/prog canterburiano cui ci ha abituato, con punte di bellezza soprattutto nella suite “Home again”, ma non solo. Purtroppo è uno di quegli artisti che, se conosciuto, viene particolarmente rispettato e apprezzato, ma per il resto non se lo caga nessuno. Se fate parte di questa seconda categoria rimediate al più presto.

10) SUSPIRIA – THOM YORKE

Il leader dei Radiohead si cimenta nella colonna sonora per il film di Luca Guadagnino e lo fa, come suo solito, alla grandissima. Un doppio CD che ci porta in un mondo angoscioso, popolato dai fantasmi. L’unico difetto, forse, l’eccessiva lunghezza, probabilmente inevitabile vista la natura del prodotto.

DA 11 A 30 (ascoltateli, perché meritano)

11) HIDDEN DETAILS – SOFT MACHINE

12) BETWEEN TWO SHORES – GLEN HANSARD

13) THE ARROW OF SATAN IS DRAWN – BLOODBATH

14) ALCHEMAYA – MAX GAZZE’

15) LIVING THE DREAM – URIAH HEEP

16) EAT THE ELEPHANT – A PERFECT CIRCLE

17) HEUREUX! – ANGE

18) A DROP OF LIGHT – ALL TRAPS ON EARTH

19) FIVE – TONY BANKS

20) EL ECO DEL SOL – BUBU

21) DYONISUS – DEAD CAN DANCE

22) CLOSE TO VAPOUR – FRACTAL MIRROR

23) HURRY UP & HANG AROUND – BLUES TRAVELER

24) WITH ANIMALS – DUKE GARWOOD & MARK LANEGAN

25) EGYPT STATION – PAUL MCCARTNEY

26) FENFO – FATOUMATA DIAWARA

27) FIREPOWER – JUDAS PRIEST

28) HERITAGE – BLACK MAMBA

29) AS LONG AS I HAVE YOU – ROGER DALTREY

30) MYTHS 003 – DUNGEN & WOODS

LA TOP 5 DEI DISCHI LIVE

1) MELTDOWN LIVE IN MEXICO – KING CRIMSON

2) THE GARDEN OF THE TITANS – OPETH

3) ALL ONE TONIGHT – MARILLION

4) LIVE IN CARACALLA – PAOLO CONTE

5) RINGS OF EARTHLY LIVE – THE ANCIENT VEIL

LE CITAZIONI SPECIALI

PROG EXPLOSION & OTHER STORIES – SAINT JUST

Un disco che non poteva entrare in classifica (ma lo avrebbe meritato) perché di fatto è una ripubblicazione di uno di qualche anno fa (uscito solo in vinile) con 4 canzoni in più, ed una sola inedita, comunque straordinaria (“E poi d’inverno”). Speriamo che Jenny Sorrenti e la sua band tornino presto con un disco vero. Nel frattempo godiamoci questo, che non tradisce le attese…

IL CIRCO DISCUTIBILE – ELIO E LE STORIE TESE

Non è un disco ma una canzone, uno dei due inediti contenuti nel live “Arrivedorci” (a mio parere un po’ deludente, non tanto per l’esecuzione, sempre magistrale, ma per la scaletta un po’ troppo scontata, anche per un album d’addio). La canzone suddetta però è straordinaria e abbina irriverenza e malinconia e non può non commuovere. Una delle migliori canzoni dell’anno.

LE DELUSIONI

1) HEAVEN & EARTH – KAMASI WASHINGTON

Il disco in sé non è brutto, ma di fatto è la minestra riscaldata del notevolissimo predecessore. Della serie: sono bravo, ho avuto un discreto successo, rifaccio la stessa cosa, vediamo se mi va di nuovo bene. Almeno l’avesse fatta meglio; invece il livello dei brani resta quasi sempre inferiore facendo dunque risaltare più la prolissità della proposta che il valore della musica.

2) THE DECONSTRUCTION – EELS

Un insulto a un nome così glorioso. Un disco completamente insignificante in cui si salvano giusto un paio di canzoni (che comunque sarebbero state fra le più brutte del 99% delle altre prodotte dal genio di Everett). Non so cosa gli sia successo, ma una tale ciofeca ce la poteva tranquillamente risparmiare.

3) L’INFINITO – ROBERTO VECCHIONI

Spesso l’età nei musicisti porta alla produzione di opere ragguardevoli. Non sembra affatto essere il caso di Vecchioni. Le premesse, le intenzioni e le ambizioni sono apprezzabili, la resa no. Disco bolso, noioso, prevedibile e neanche così ricercato a livello testuale. Un peccato.

CONVENZIONE DI GINEVRA

THE SEA WITHIN – THE SEA WITHIN

L’ennesimo inutile supergruppo acchiappagonzi e prognerd. Prevedibile, noiosissimo, privo di qualsivoglia creatività. Non si capisce perché artisti comunque di valore ci propinino simili inutili mattoni. Mi auguro per loro che almeno gli abbia reso e che tornino a produzioni di livello più consono.

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